Welfare aziendale: appunti di viaggio

26/08/2026 in News

Welfare aziendale: appunti di viaggio

Evoluzione del Welfare Aziendale

Welfare aziendale: appunti di viaggio

di Ernesto De Petra 

Sono ormai poco più di sette anni che Farwel è attiva nel mondo del welfare aziendale, anche se, in realtà, personalmente studio la materia dal 2017 e da allora mi preparo per “viverla” nel migliore modo possibile.

Si può dire che io abbia seguito il welfare aziendale fin quasi dalla sua nascita dal punto di vista legislativo, nel 2016.

L’ho visto nascere, crescere, diversificarsi e affrontare non poche difficoltà: il periodo del Covid, il rigetto della materia da parte di alcuni professionisti, come commercialisti e consulenti del lavoro, lo scetticismo dei datori di lavoro e, addirittura, quello degli stessi dipendenti a favore dei quali il welfare è rivolto.

Oggi mi sento di poter fare un piccolo bilancio del suo posizionamento nel mondo del lavoro e di esprimere alcune considerazioni sulle sue prospettive future.

All’inizio nessuno sapeva davvero che cosa fosse

Fin dalla sua introduzione, il welfare aziendale ha avuto notevoli difficoltà a farsi conoscere, apprezzare e utilizzare.

Prima di tutto perché non era obbligatorio. Poi perché rappresentava qualcosa di completamente nuovo agli occhi di imprenditori affermati, spesso ancora legati a una concezione del rapporto con i propri dipendenti del tipo “capo-padrone”.

I dipendenti stessi non sapevano nulla della sua esistenza e dei benefici di cui avrebbero potuto godere.

Era una materia nuova, poco conosciuta e, proprio per questo, spesso guardata con diffidenza.

Dopo il Covid è cambiato il mondo del lavoro

Dopo il Covid sono cambiate molte cose, anche nel mondo del lavoro.

Le aziende avevano bisogno di un aiuto economico e sociale per alleviare i lavoratori da quanto sofferto durante la pandemia, mentre lo Stato poteva arrivare solo fino a un certo punto.

Si è quindi pensato di potenziare l’efficacia del welfare, sia introducendolo progressivamente all’interno di diversi CCNL, sia estendendo il paniere dei benefici disponibili.

Alle aziende è stata inoltre riconosciuta la possibilità di premiare direttamente le proprie maestranze, ottenendo in cambio un corrispondente vantaggio fiscale.

Nel frattempo è cambiato anche l’atteggiamento delle persone nei confronti del lavoro.

È diventato sempre più difficile trovare dipendenti in molti settori e, durante i colloqui, i candidati si dimostrano spesso quasi più interessati ai benefit offerti dall’azienda che alla sola retribuzione economica.

Questo ha fatto sì che il welfare diventasse uno strumento utile non solo per sostenere i dipendenti, ma anche per fidelizzarli e rendere l’impresa più attrattiva nei confronti delle nuove risorse.

Per molto tempo è rimasto uno strumento per grandi aziende

Nonostante questa evoluzione, fino a poco tempo fa il welfare è stato utilizzato soprattutto dalle grandi aziende.

La diffusione ha iniziato ad accelerare realmente quando il Governo, attraverso le leggi di bilancio di fine anno, ha cominciato a riconoscere ai lavoratori incentivi di natura economica, i fringe benefit, accanto ai benefici di natura sociale già previsti dal welfare fin dal principio.

Da quel momento il welfare aziendale ha iniziato a farsi conoscere sempre di più.

Oggi sono aumentati i CCNL che ne prevedono l’obbligo e si è sviluppata una maggiore consapevolezza culturale.

Eppure, ancora adesso, c’è molta ignoranza in materia.

La riscontro quotidianamente sia tra i datori di lavoro, soprattutto nelle PMI, sia tra i lavoratori. E, a volte, anche confrontandomi con quei professionisti che dovrebbero essere i primi a consigliare il welfare alle aziende loro clienti, come commercialisti e consulenti del lavoro.

Il welfare non è solo buoni spesa e benzina

Statisticamente, il maggiore utilizzo dei benefici offerti dal welfare aziendale riguarda ancora i fringe benefit: buoni spesa e buoni benzina.

Questo avviene spesso a discapito della miriade di servizi che potrebbero portare ai lavoratori valore sociale, culturale e un migliore equilibrio tra la vita lavorativa e quella privata.

Negli ultimi anni, però, il divario tra queste due grandi categorie si sta riducendo.

I lavoratori stanno prendendo maggiore coscienza delle potenzialità effettive di un piano welfare ben concepito.

Anche la comunicazione è migliorata e chi si occupa di welfare riesce sempre più spesso a spiegare alle persone che non esiste soltanto il buono da spendere, ma un insieme molto più ampio di opportunità.

A questo si aggiunge il maggiore coinvolgimento delle attività commerciali presenti nel territorio in cui l’azienda è inserita.

Sono spesso gli stessi dipendenti, con le loro richieste, a favorire l’ingresso di nuove attività nella rete welfare, per poter utilizzare il proprio premio presso professionisti e realtà che già conoscono e frequentano.

Ed è proprio qui che il welfare comincia a produrre valore non solo per il lavoratore e per l’azienda, ma anche per il territorio.

Le potenzialità sono ancora enormi

Ritengo che le potenzialità di sviluppo del welfare aziendale siano notevoli.

Prima di tutto perché, con il passare del tempo, la materia viene conosciuta sempre di più ed è maggiormente apprezzata, soprattutto nelle sue manifestazioni meno comuni.

Poi perché il welfare sta trovando applicazione in molte altre discipline che riguardano il mondo del lavoro.

Penso, per esempio, all’importanza del welfare nella sostenibilità, in particolare alla componente sociale rappresentata dalla “S” dell’acronimo dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) 

Penso all’economia circolare, alla formazione del personale, all’evoluzione della contrattualistica nel mondo del lavoro e alle nuove forme di conciliazione tra vita familiare e lavoro.

Tra le novità più recenti c’è anche l’entrata in vigore, nell’aprile 2026, della certificazione secondo la norma UNI/PdR 192, dedicata al sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro e ai requisiti per il benessere delle famiglie.

Il settore è in continua evoluzione, come l’umanità! 

Un viaggio che continua

In questi anni ho visto il welfare passare dall’essere una materia sconosciuta e guardata con sospetto a diventare uno degli strumenti più interessanti per sostenere le persone, migliorare il rapporto tra aziende e lavoratori e generare valore anche per il territorio.

Il percorso non è stato semplice e, ancora oggi, c’è molto da fare sul piano della conoscenza, della cultura e della progettazione.

Farwel, in questo viaggio, ha già percorso molta strada. Abbiamo studiato la materia, seguito la sua evoluzione, affrontato le resistenze iniziali e lavorato ogni giorno per trasformare il welfare in qualcosa di concreto, utile e vicino alla vita reale delle persone.

Ma questo mondo cambia velocemente. E, nonostante il welfare stia finalmente prendendo piede, credo che siamo ancora soltanto all’inizio di ciò che potrà diventare.

Le possibilità sono tante, le connessioni con gli altri ambiti del lavoro aumentano e le esigenze delle persone continuano a cambiare.

Insomma, il viaggio continua.

E ne vedremo delle belle.

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Foto profilo Ing. Ernesto De Petra - esperto di Welfare Aziendale
Il welfare aziendale presenta numerosi vantaggi per l’azienda e il dipendente. L’ing. Ernesto De Petra è consulente specializzato in materia e potrà supportarti per una consulenza personalizzata.

Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

Consulente specializzato nell’ambito del Welfare Aziendale ad Personam

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A presto, Ernesto